Al telefono e nelle case sentiamo ogni giorno frasi date per certe. È normale crederci: le abbiamo sentite tutti, e siamo sicuri che le sentano anche i colleghi in tutta Italia. Ma il camino funziona in un altro modo. Ecco le otto che sentiamo più spesso, raccontate dal nostro punto di vista, e come stanno davvero le cose.
1. «Non ci cucino, non serve pulirlo»

«Ma io non ci cucino, che bisogno c’è di pulirlo?» È una delle frasi che sentiamo più spesso al telefono. L’idea è che a sporcare la canna sia il grasso della carne.
In realtà la fuliggine è il residuo della combustione della legna: particelle incombuste e catrame che si depositano lungo la canna mentre i fumi salgono e si raffreddano. Dalla nostra esperienza, il grasso della carne cotta ogni tanto nel camino di casa è una quantità impercettibile rispetto alla legna: per vedere una differenza bisognerebbe cucinare decine di chili di carne ogni giorno, come in un locale.
Tra chi fa la grigliata la domenica e chi non cucina mai, nella canna non cambia praticamente nulla: conta quanta legna bruciate e come la bruciate, per esempio quanto è secca. Per questo il nostro consiglio è una pulizia ogni 30 quintali di legna bruciata. Non è una soglia magica oltre la quale la canna prende fuoco: una fiamma troppo alta può incendiare la fuliggine anche dopo pochi quintali. La pulizia regolare riduce il rischio, ma il caminetto va sempre usato con attenzione.
2. «Mai acceso in vent’anni: venite a pulirlo»

«Abbiamo il caminetto da vent’anni, non l’abbiamo mai acceso: venite a pulirlo.» Anche questa la sentiamo spesso, ed è giusto essere prudenti prima di accendere un camino fermo da tanto tempo.
Ma la fuliggine si forma solo bruciando: se davvero non è mai stato acceso, fuliggine da togliere non ce n’è. Quello che può esserci è altro: nidi di uccelli, ragnatele, detriti caduti dal comignolo, pezzi di intonaco o di mattone che si sono staccati. Sono ostruzioni che possono impedire ai fumi di uscire e mandarli in casa.
Prima della prima accensione serve quindi un controllo che la canna sia libera, e se c’è un’ostruzione va tolta; non serve invece una pulizia da ripetere ogni anno su una canna che non viene usata. E se alla canna mai usata si vuole collegare una stufa o un caminetto nuovo, la UNI 10683 chiede a chi lo installa di acquisire la dichiarazione di conformità o di rispondenza della canna e di valutarne la compatibilità con l’apparecchio.
3. «È in acciaio: si pulisce da sola e non prende fuoco»

«È in acciaio, si pulisce da sola e non prende fuoco.» La sentiamo soprattutto da chi ha appena installato una stufa o ha intubato la vecchia canna.
L’acciaio non brucia, è vero. Ma a prendere fuoco non è mai la canna: sono la fuliggine e il catrame che si depositano dentro, e sull’acciaio si depositano come su tutte le altre canne. Non esistono canne autopulenti.
Anzi, dalla nostra esperienza le canne in acciaio sono tra quelle che troviamo incendiate più spesso, proprio perché molti le credono indistruttibili e non le puliscono. Durante un incendio di fuliggine la temperatura nella canna sale moltissimo: l’acciaio può deformarsi, cambiare colore (i tipici aloni blu e viola) e rovinarsi, e il calore può arrivare a travi, solai e a tutto ciò che sta intorno.
Nella designazione riportata sulla placca, la lettera G indica che la canna resiste all’incendio di fuliggine. Ma resistere a un incendio non vuol dire uscirne senza danni: dopo un incendio qualsiasi canna, di qualsiasi materiale, va controllata in tutto il suo percorso, giunzioni e attraversamenti compresi, e se serve sostituita.
4. «È a doppia parete, la posso attaccare al legno»

«È a doppia parete, la posso attaccare al legno.» La sentiamo quando saliamo in sottotetto o sul tetto e troviamo la canna che passa a contatto con travi e tavolato.
La doppia parete ha un isolante tra i due tubi e all’esterno scalda meno, ma non abbastanza da poter toccare il legno. Il legno esposto a lungo al calore, anche senza fiamma, si degrada e può carbonizzarsi, e col tempo arrivare a prendere fuoco, magari anni dopo l’installazione.
Ogni sistema camino ha una distanza minima dai materiali combustibili dichiarata dal fabbricante. La UNI 10683 chiede che venga rispettata e che sia riportata sulla placca del camino, da fissare in vista vicino al camino. Quando la canna attraversa un tetto o un solaio in legno, la norma indica soluzioni precise: per esempio elementi a doppia parete che rispettino quella distanza, oppure sistemi di attraversamento dichiarati idonei dal fabbricante.
Il caso che vediamo più spesso? Canna monoparete che attraversa il tetto, oppure doppia parete montata a filo del legno.
5. «Ho fatto passare il tubo in bagno, così me lo scalda»

«Ho fatto passare il tubo della stufa in bagno, così me lo scalda.» Capita soprattutto con le stufe a pellet: il tubo dei fumi fa il giro della casa e attraversa corridoi e bagni in orizzontale, a volte con un asciugamano steso sopra.
Sembra un’idea furba, ma il calore che il tubo cede alla stanza lo perdono i fumi. Raffreddandosi possono formare condensa e depositi catramosi, che sporcano il tubo, nel tempo ne riducono la sezione e a volte colano dalle giunzioni: sono le colature scure che troviamo sulle pareti. Più il percorso è lungo e orizzontale, più il tubo si sporca e più è difficile da pulire.
La UNI 10683 chiede che i canali da fumo siano installati in modo da limitare la formazione di condense, pone limiti ai tratti orizzontali e vieta che attraversino i locali dove quell’apparecchio non si potrebbe installare: in bagno, per esempio, la norma ammette solo apparecchi a installazione stagna o a focolare chiuso con l’aria per la combustione presa dall’esterno. Chiede anche che il canale da fumo si possa ispezionare e scovolare: un tubo lungo che gira dietro mobili e controsoffitti spesso non lo è.
6. «L’ha fatto il “mago” del paese, tira benissimo»

«L’ha fatto quel signore del paese: lui sì che li sapeva fare, aveva un segreto e non lo diceva a nessuno.» Questa la sentiamo davvero ogni settimana. In ogni paese c’è, o c’era, un «mago» dei caminetti, di cui si parla come se avesse un dono.
L’esperienza conta, e qualcuno bravo c’era davvero. Ma un camino che tira bene non nasce da un segreto: nasce da calcoli e regole precise, scritti nelle norme e uguali per tutti. Il dimensionamento della canna (sezione, altezza) e la verifica del suo funzionamento richiedono valutazioni tecniche, tra cui il calcolo previsto dalla UNI EN 13384-1 in base all’apparecchio collegato; l’installazione (presa d’aria, comignolo, distanze dal legno) segue la UNI 10683.
E spesso, quando li vediamo da vicino, i camini del «mago» non sono così perfetti: tirano, ma con qualche compromesso a cui ci si è abituati, come raccontiamo nella leggenda successiva, oppure con la canna a contatto con il legno. Che un camino «tiri» non vuol dire che sia fatto bene.
7. «Tira bene… basta aprire la finestra»

«Tira benissimo… basta aprire un po’ la finestra.» Oppure: «lo accendo solo in un angolo», «non ci posso cucinare», «quando c’è vento lo spengo». Se per farlo andare servono dei trucchi, il camino non funziona bene: ci si è solo abituati.
Spesso il problema è l’aria. Il fuoco ne consuma tanta, e se nella stanza non ne entra abbastanza la stanza va in depressione: i fumi fanno fatica a uscire e possono tornare indietro, in casa. Aprendo la finestra il problema sparisce, e ci si abitua. Succede spesso dopo aver cambiato gli infissi: le finestre nuove chiudono bene e non lasciano più passare l’aria degli spifferi.
Per questo la UNI 10683 chiede che l’aria necessaria alla combustione sia garantita, di norma con aperture di ventilazione permanenti, e che cappe e aspiratori non mettano il locale in depressione: anche accendere la cappa in cucina può cambiare il funzionamento di un camino che prima andava bene. A volte invece la causa è nella canna o nel comignolo. In ogni caso, abituarsi non è la soluzione: le cause più comuni le spieghiamo nella guida «Il camino fa fumo in casa».
8. «Il nostro caminetto tira tantissimo»

«Il nostro caminetto tira tantissimo, è una bomba.» Detto come un vanto, ma un tiraggio troppo forte non è un pregio.
Il camino porta su per la canna non solo i fumi ma anche il calore: la legna brucia in fretta, la fiamma è alta e la casa può restare fredda. Tanta legna consumata, poca casa riscaldata. E una fiamma sempre alta sollecita di più la canna e può aumentare il rischio che la fuliggine prenda fuoco.
Il caminetto deve tirare il giusto, cioè quanto indica il fabbricante dell’apparecchio. Lo dice la UNI 10683, che in caso di tiraggio eccessivo consente un limitatore di tiraggio, che però va valutato da un tecnico in base all’impianto e installato secondo le istruzioni del suo fabbricante. Il tiraggio si misura con uno strumento, non a occhio.
Il camino giusto non ha bisogno di trucchi, scalda senza mangiarsi la legna e si pulisce in base a quanto si usa, non al calendario.
Avete sentito anche voi una di queste frasi?
Ne conoscete altre?
Riferimenti: UNI 10683:2022, UNI EN 13384-1, UNI EN 1443.
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