Categoria: Consigli

Consigli pratici dello spazzacamino su camini, stufe e canne fumarie.

  • Vi serve un fumista? Come trovare il professionista giusto

    Vi serve un fumista? Come trovare il professionista giusto

    Ci contattano spesso per lavori che non facciamo: montare una stufa, rifare una canna fumaria, intubare un vecchio condotto, sistemare un comignolo da ricostruire. Sono lavori da fumista, non da spazzacamino. E preferiamo dirvelo chiaramente, piuttosto che improvvisare un mestiere che non è il nostro.

    Spazzacamino o fumista?

    • Lo spazzacamino pulisce e controlla canne fumarie, comignoli e raccordi, segnala i problemi e, con la videoispezione, mostra lo stato interno della canna. È quello che facciamo noi.
    • Il fumista progetta, installa, rifà e ripara: stufe e camini, canne fumarie nuove, intubamenti, risanamenti, prese d’aria. Rilascia la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/2008.

    Spesso i due lavori si incontrano: durante la pulizia troviamo un problema, vi spieghiamo cosa abbiamo visto e vi indirizziamo verso chi lo può risolvere.

    Come trovare un fumista qualificato

    Il consiglio che diamo a tutti è di partire dal sito di ANFUS, l’Associazione Nazionale Fumisti Spazzacamini, di cui facciamo parte da anni. Nella sezione «Soci ANFUS – cerca il socio più vicino» trovate l’elenco degli operatori associati: scegliete quello più vicino a voi e più adatto al lavoro che vi serve.

    Far parte di un’associazione di categoria non è un obbligo di legge e l’iscrizione non è un’abilitazione: le associazioni offrono ai soci formazione e aggiornamento, ma per installare serve comunque un’impresa abilitata secondo il DM 37/2008 (vedi sotto).

    Cosa chiedere prima di affidare il lavoro

    • Se l’impresa è abilitata per gli impianti di riscaldamento (lettera c del DM 37/2008).
    • Se rilascerà la dichiarazione di conformità a fine lavori.
    • Se farà le verifiche preliminari sulla canna fumaria prima di installare.
    • Un preventivo scritto con i materiali che userà.

    La pulizia, invece, è il nostro lavoro

    Per la pulizia e il controllo della vostra canna fumaria scriveteci o chiamateci: interveniamo a Cagliari e in tutta la provincia.

  • Installare una canna fumaria a norma: cosa dice la legge

    Installare una canna fumaria a norma: cosa dice la legge

    Succede spesso: si compra una stufa nuova e la canna fumaria la monta il muratore di fiducia, o a un amico che «se ne intende». Poi arriva lo spazzacamino e trova raccordi sbagliati, canne non adatte, comignoli fatti a occhio. Non è solo una questione di gusto: l’installazione di canne fumarie, stufe e camini è regolata dalla legge.

    Cosa dice il DM 37/2008

    Il decreto ministeriale 37 del 2008 regola l’installazione degli impianti negli edifici. Tra questi ci sono gli impianti di riscaldamento di qualsiasi tipo, comprese le opere per l’evacuazione dei fumi: quindi anche stufe, caminetti, termocamini e le loro canne fumarie. In sintesi:

    • Il lavoro va affidato a un’impresa abilitata (art. 8). L’abilitazione risulta dal registro delle imprese o dall’albo delle imprese artigiane, per la lettera c) dell’articolo 1, «impianti di riscaldamento».
    • A fine lavori l’impresa rilascia la dichiarazione di conformità (art. 7), con la descrizione dei materiali usati. È il documento che dimostra che l’impianto è stato fatto a regola d’arte.
    • Le norme tecniche UNI fanno da «regola dell’arte» (art. 6). Per stufe e camini a legna e pellet fino a 35 kW la norma di riferimento è la UNI 10683, che descrive le verifiche da fare prima, durante e dopo l’installazione.
    • Per le canne fumarie collettive ramificate serve un progetto firmato da un professionista (art. 5).

    Cosa rischiate senza

    • I contratti fatti con imprese non abilitate sono nulli per legge (art. 15).
    • Sono previste sanzioni da 100 a 10.000 euro, a seconda della violazione (art. 15).
    • In caso di incidente, senza dichiarazione di conformità è difficile dimostrare che l’impianto era a posto: un problema anche con l’assicurazione.
    • Quando venderete o affitterete casa, potrebbero esservi chiesti i documenti dell’impianto.

    La manutenzione è un’altra cosa

    La pulizia della canna fumaria è manutenzione ordinaria e non richiede la dichiarazione di conformità: è il lavoro che facciamo noi. L’installazione, il rifacimento o la modifica di un impianto, invece, spettano a un installatore abilitato.

    Come scegliere chi installa

    1. Chiedete se l’impresa è abilitata per la lettera c) del DM 37/2008.
    2. Chiedete fin dall’inizio la dichiarazione di conformità a fine lavori.
    3. Diffidate di chi dice che «per una stufa non serve niente».
    4. Cercate un fumista qualificato: vi spieghiamo come trovarlo.

    Un impianto montato bene scalda meglio, dura di più, si pulisce più facilmente ed è più sicuro. E noi spazzacamini, quando veniamo a pulirlo, troviamo un lavoro fatto con criterio.

    Riferimenti: D.M. 22 gennaio 2008, n. 37 (artt. 1, 5, 6, 7, 8, 10 e 15); UNI 10683:2022. Questa pagina è una sintesi informativa e non sostituisce il testo delle norme. Per approfondire: norme sulla pulizia delle canne fumarie.

    Foto di copertina: «Good woodburning stove» di Andy Rogers, licenza CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons.

    Avete già un impianto?

    Ogni impianto, anche il più nuovo, va pulito e controllato con regolarità. In primavera vi chiamiamo noi.

  • Avete comprato casa con il camino? Cosa controllare prima di accenderlo

    Avete comprato casa con il camino? Cosa controllare prima di accenderlo

    Una casa con il caminetto o la stufa è bellissima. Ma se l’avete appena comprata, presa in affitto o riaperta dopo anni, non accendete il fuoco finché non sapete in che stato è la canna fumaria. Non sapete come è stata usata, quando è stata pulita l’ultima volta, né se è stata costruita bene.

    I documenti da chiedere

    Prima di tutto chiedete al venditore, al proprietario o all’amministratore:

    • la dichiarazione di conformità dell’impianto, soprattutto se è stato installato o rifatto in tempi recenti (leggete come si installa a norma una stufa o un camino);
    • il libretto dell’apparecchio;
    • l’ultimo rapporto di pulizia della canna fumaria.

    Se non c’è niente, non è per forza un dramma, ma è un motivo in più per far controllare tutto.

    Perché fare una videoispezione

    Dall’esterno una canna può sembrare perfetta e avere dentro crepe, giunti aperti, tratti crollati o un tappo. La videoispezione fa vedere l’interno della canna con una telecamera: è il modo migliore per vedere com’è fatta dentro e serve anche per decidere se e come intervenire. Non sostituisce però la prova di tenuta né le verifiche di idoneità dell’impianto, che quando servono vanno fatte da un’impresa abilitata.

    Le altre cose da controllare

    • Nidi e ostruzioni: nelle case chiuse a lungo, uccelli e altri animali trovano nella canna un rifugio ideale.
    • Il comignolo: deve essere integro e protetto; se manca una rete anti-intrusione, valutatene una adatta al comignolo e all’impianto.
    • Canne condivise: nei palazzi capita che una canna serva più appartamenti, cosa che va verificata con attenzione: se la canna non è fatta per questo, può creare problemi seri.
    • Muri vicini alla canna: macchie scure o umide possono indicare infiltrazioni o crepe.

    In pratica

    1. Chiedete i documenti.
    2. Fate pulire la canna e controllare il comignolo.
    3. Se ci sono dubbi o mancano i documenti, fate una videoispezione.
    4. Se emergono problemi di costruzione, affidatevi a un fumista.

    Casa nuova, camino da controllare?

    Scriveteci o chiamateci: puliamo la canna, controlliamo il comignolo e, se serve, facciamo la videoispezione.

  • Vetro del caminetto o della stufa annerito: perché succede e come evitarlo

    Vetro del caminetto o della stufa annerito: perché succede e come evitarlo

    Vedere il fuoco è metà del piacere di un caminetto chiuso o di una stufa. Quando il vetro diventa nero o marrone dopo poche ore, però, non è solo una questione estetica: è il segnale che la combustione non va bene, e che la stessa sporcizia si sta depositando anche nella canna fumaria.

    Le cause più comuni

    • Legna umida. È una delle cause più frequenti: fa fumo e catrame, che si attaccano al vetro freddo. Leggete la nostra guida alla legna.
    • Aria troppo chiusa. Tenere il fuoco basso per farlo durare di più lo fa bruciare male: più fumo, più nero sul vetro.
    • Aria «lava vetro» chiusa. Molti apparecchi hanno una presa d’aria che crea un velo d’aria davanti al vetro: se è chiusa o ostruita, il vetro si sporca subito.
    • Legna troppo vicina al vetro o pezzi troppo grandi per il focolare.
    • Poco tiraggio. Una canna sporca o fatta male fa ristagnare i fumi nel focolare.

    Come evitarlo

    • Bruciate legna secca, con meno del 20% di acqua sul peso totale, o entro il limite indicato dal fabbricante.
    • Accendete con l’aria tutta aperta e chiudetela un po’ solo quando il fuoco è ben avviato, senza soffocarlo.
    • Controllate sul libretto dell’apparecchio dov’è la regolazione dell’aria secondaria e tenetela aperta.
    • Non riempite troppo il focolare e tenete la legna lontana dal vetro.
    • Fate pulire la canna fumaria con regolarità.

    Come pulire il vetro

    A vetro freddo, inumidite un foglio di carta di giornale o un panno, passatelo nella cenere bianca del focolare e strofinate: la cenere funziona da abrasivo leggero. Poi ripassate con carta umida pulita e asciugate. Evitate prodotti aggressivi o pagliette che possono rigare il vetro o rovinare le guarnizioni. Se il vostro apparecchio ha indicazioni particolari nel libretto, seguite quelle.

    Se il vetro si annerisce anche con legna secca e aria aperta, il problema può essere nel tiraggio: conviene far controllare la canna fumaria.

    Vetro sempre nero?

    Una canna pulita aiuta il tiraggio. In primavera vi chiamiamo noi per la pulizia di fine stagione.

    Foto di copertina: SandMonster, CC BY-SA 2.0

  • Il camino fa fumo in casa o non tira: le cause più comuni

    Il camino fa fumo in casa o non tira: le cause più comuni

    Un camino che fa fumo in casa non è normale e non va sopportato: oltre al fastidio, significa che i fumi non escono come dovrebbero. Le cause possono essere diverse. Alcune si risolvono da soli, altre richiedono uno spazzacamino, altre ancora un fumista.

    Prima domanda: ha sempre fatto fumo, o prima tirava bene? Se il camino non ha mai tirato, di solito il problema è nella costruzione o nell’installazione: canna, camino e comignolo non sono proporzionati tra loro. Se invece prima funzionava e ora no, quasi sempre è cambiato qualcosa: le finestre, la canna oppure qualcosa fuori. Sono le domande che vi facciamo sempre al telefono.

    Le cause più comuni

    1. La canna è sporca o ostruita

    Fuliggine e catrame restringono il passaggio dei fumi. A volte c’è un vero tappo: un nido, detriti caduti dal comignolo, pezzi di intonaco. È la prima cosa da escludere, e si risolve con la pulizia.

    Comignolo con copertura in tegole annerito dal fumo

    2. Manca aria nella stanza

    Il fuoco ha bisogno di aria per bruciare, e la prende dalla stanza. Con finestre nuove a tenuta e senza una presa d’aria esterna, il camino «soffoca» e il fumo esce in casa. Prova semplice: se aprendo un po’ una finestra il fumo smette, è probabile che manchi aria. È un indizio, non una diagnosi.

    È uno dei casi che vediamo più spesso: il camino ha sempre tirato bene, poi si cambiano gli infissi e da quel giorno fa fumo. Le finestre nuove chiudono bene e non lasciano più entrare l’aria che prima passava dagli spifferi. Se la presa d’aria non c’è, o è troppo piccola, il camino resta senz’aria e smette di tirare.

    La norma UNI 10683 stabilisce quanto deve essere grande la presa d’aria, in base al tipo di apparecchio e alle indicazioni del fabbricante. Se volete sapere se la vostra è sufficiente, chiedetecelo durante il controllo. La presa d’aria la realizza un fumista o un installatore. E non è fatta per sempre: se nella stessa casa aggiungete una stufa o un altro apparecchio, la presa d’aria va ricalcolata. Spesso va allargata, o ne serve un’altra in un altro punto. Quella fatta anni fa per il solo camino può non bastare più.

    3. La cappa della cucina o altri aspiratori

    Cappa, ventole del bagno e altri aspiratori tolgono aria alla casa e possono tirare il fumo dal camino verso l’interno. Se il fumo compare quando cucinate o accendete gli aspiratori, è un indizio importante: ditelo a chi controllerà l’impianto. In fondo è lo stesso problema delle finestre nuove: alla stanza manca l’aria che serve al camino. Per questo la UNI 10683 chiede che, se in casa ci sono cappe o aspiratori, ci sia anche un’apertura di ventilazione dedicata a loro, e che la prova di funzionamento si faccia con gli aspiratori accesi. E lo scarico della cappa non va mai collegato alla canna del camino.

    4. Accensione a canna fredda

    Quando la canna è fredda, all’inizio i fumi fanno fatica a salire. Accendete con legna piccola e ben secca, tenendo l’aria tutta aperta; se il vostro apparecchio lo permette, provate ad accendere dall’alto, con i pezzi grossi sotto e quelli piccoli sopra.

    5. Legna umida

    La legna umida fa più fumo, scalda meno e raffredda i fumi, che salgono a fatica.

    6. Comignolo, vento e posizione

    Un comignolo troppo basso, coperto da un edificio più alto o esposto a certi venti può spingere il fumo indietro. Spesso succede solo in certe giornate di vento. E a volte il camino tirava bene, poi intorno è cambiato qualcosa: un albero è cresciuto, il palazzo accanto ha aggiunto un piano, il vicino ha alzato il suo comignolo. Il comignolo che prima era libero ora si trova nella zona dove il vento torna indietro.

    Lo sbocco deve stare fuori dalla «zona di riflusso», dove il vento sul tetto crea vortici. La norma UNI 10683 indica di quanto il comignolo deve superare il colmo, la falda o i muri vicini, con distanze che cambiano in base alla pendenza del tetto e agli ostacoli. Quando saliamo sul tetto per la pulizia, controlliamo anche questo.

    Schema prima e dopo: il palazzo vicino aggiunge un piano, supera il comignolo e il vento rimanda giù il fumo (rif. UNI 10683:2022, punto 8.10.5)
    Comignolo in mattoni che sporge sopra il tetto, con il paese e il mare sullo sfondo
    Comignolo in cemento crepato e annerito dal fumo

    7. Canna sbagliata o condivisa

    Una canna troppo stretta, troppo corta o con troppe curve non tira bene. Capita anche con camini nuovi, quando canna e camino non sono stati proporzionati tra loro. Un caso che vediamo spesso: il vecchio caminetto di famiglia ha sempre tirato, poi la canna prende fuoco e viene rifatta infilando dentro un tubo in acciaio. Rifare la canna va bene: il problema è scegliere il tubo senza fare i calcoli, sperando che funzioni. Se il tubo è troppo stretto rispetto alla bocca del caminetto, il camino che prima tirava comincia a fare fumo. Il diametro del tubo va calcolato in base all’apparecchio e alla canna: è un lavoro da fumista. La norma fissa requisiti precisi su percorso, sezione e tiraggio della canna. E ogni canna fumaria deve servire un solo apparecchio: più camini o stufe collegati alla stessa canna non sono ammessi. Qui serve un intervento strutturale, da affidare a un fumista.

    Da dove partire

    1. Escludete le cause semplici: legna secca, finestra un po’ aperta, cappa spenta.
    2. Se il problema resta, fate pulire e controllare la canna: durante la pulizia vediamo se c’è un’ostruzione o un comignolo da sistemare.
    3. Se la canna è pulita e libera ma il problema rimane, è probabile che la causa sia nella costruzione o nell’installazione dell’impianto: lì serve un fumista.

    Attenzione: se oltre al fumo avvertite mal di testa, nausea, vertigini o sonnolenza, possono essere i sintomi di un’intossicazione da monossido di carbonio. Aprite le finestre, uscite subito all’aria aperta e chiamate il 112. Non rientrate finché l’impianto non è stato controllato. Il monossido non ha odore né colore: vicino a stufe e caminetti conviene installare un rilevatore di CO conforme alla norma EN 50291.

    Riferimento: norma UNI 10683:2022.

    Il vostro camino fa fumo?

    Scriveteci o chiamateci: vi aiutiamo a capire se basta la pulizia o se serve un fumista.

    Immagini illustrative (in apertura e schema del punto 6) realizzate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

  • Incendio della canna fumaria: i segnali e cosa fare subito

    Incendio della canna fumaria: i segnali e cosa fare subito

    Un rombo come un treno dentro il camino, scintille dal comignolo: può essere un incendio della canna fumaria. Prima cosa: uscite di casa e chiamate il 112 o il 115. E anche se sembra spento, non riaccendete finché l’impianto non è stato controllato.

    L’incendio della canna fumaria capita soprattutto in inverno, quando gli impianti lavorano di più. Una delle cause più frequenti sono i depositi combustibili nella canna, come la fuliggine e il creosoto, il catrame che si forma soprattutto bruciando legna umida o tenendo il fuoco con l’aria chiusa: quando prendono fuoco, dentro la canna si raggiungono temperature altissime. Sapere cosa fare nei primi minuti fa la differenza.

    Non è un caso raro. Nel 2023 i Vigili del Fuoco sono intervenuti in Italia 10.225 volte per incendi partiti da un camino o da una canna fumaria: quasi 30 al giorno (fonte: Annuario statistico del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco). Le cause che vediamo più spesso nel nostro lavoro sono due: depositi nella canna e impianti installati senza rispettare le istruzioni del fabbricante.

    I segnali

    • un rombo forte, come un treno o un aereo, con vibrazioni della canna;
    • scintille e fiamme che escono con forza dal comignolo;
    • fumo denso e odore acre che escono dal camino o dalle fessure;
    • pareti della canna o muri vicini molto caldi, a volte con crepe;
    • pezzi di catrame o di mattone incandescenti che cadono nel focolare.

    Cosa fare subito

    1. Fate uscire subito tutti di casa, bambini e animali compresi.
    2. Uscendo, chiudete le porte dietro di voi e usate le scale, non l’ascensore. Concordate in famiglia un punto di ritrovo fuori casa.
    3. Chiamate il 112 (o il 115, i Vigili del Fuoco), anche se vi sembra che si stia spegnendo da solo.
    4. Solo se potete farlo senza rischi, mentre uscite: chiudete lo sportello del caminetto o della stufa e le prese d’aria del focolare, per togliere aria al fuoco.
    5. Non perdete tempo a spostare mobili e non salite nel sottotetto: aspettate fuori i soccorsi.
    6. Non cercate di spegnere l’incendio da soli: aspettate i Vigili del Fuoco.

    Cosa non fare mai

    • Non buttate acqua nella canna, né dal basso né dal tetto: le pareti roventi si raffreddano di colpo e si crepano, e il vapore fa altri danni.
    • Non salite sul tetto: è pericoloso e il fumo è tossico.
    • Non aprite lo sportello per «vedere come va»: entra aria e il fuoco riprende forza.

    Dopo l’incendio

    Anche se tutto sembra a posto, non riaccendete il camino o la stufa finché l’impianto non è stato controllato. Un incendio può crepare le pareti o danneggiare il condotto senza che si veda da fuori. La pulizia e una videoispezione, che mostra lo stato della canna dall’interno, sono il primo passo ma da sole possono non bastare: possono servire anche una prova di tenuta e una verifica di idoneità dell’impianto da parte di un’impresa abilitata.

    Dopo un incendio ogni canna fumaria va controllata, qualunque sia il materiale: le parti danneggiate vanno riparate o sostituite, secondo le indicazioni del fabbricante, e va verificata la tenuta ai fumi. Le canne in acciaio non fanno eccezione: non sono autopulenti, e anche al loro interno si accumulano fuliggine e catrame che possono prendere fuoco. Nel nostro lavoro sono tra quelle che vediamo prendere fuoco più spesso: ci capita di trovarle lasciate per anni senza pulizia, perché considerate indistruttibili.

    La targa del camino: G, O e la distanza dal legno

    Ogni camino marcato CE ha una targhetta con una sigla, per esempio T400 N1 D 3 G50. Per chi brucia legna o pellet conta soprattutto l’ultima parte:

    • G: il camino è costruito e provato per resistere a un incendio di fuliggine. Con legna e pellet serve la G.
    • O: il camino non è resistente all’incendio di fuliggine.
    • Il numero dopo la G (per esempio G50) è la distanza minima in millimetri che deve restare tra l’esterno del camino e i materiali che possono bruciare: travi, perlinato, legno del tetto, controsoffitti. G50 vuol dire almeno 50 millimetri.

    La sigla da sola non basta: il passaggio nel tetto va fatto seguendo le istruzioni di posa del fabbricante.

    È qui che nascono molti dei problemi che troviamo sui tetti: il passaggio a tetto fatto con un tubo monoparete appoggiato alle travi o al perlinato, oppure una doppia parete montata senza rispettare la distanza della targa. Un esempio tipico: sulla targa c’è scritto G50, cioè almeno 50 millimetri tra l’esterno del camino e qualsiasi materiale che può bruciare. Sul tetto, invece, la trave è a 10 millimetri: un quinto della distanza richiesta. Quando dentro la canna brucia la fuliggine si superano i 1.000 °C, e il legno che tocca l’acciaio può prendere fuoco. Il manuale tecnico ARCA «Camino sicuro» indica i camini realizzati male tra le maggiori cause degli incendi dei tetti.

    Quando puliamo la canna guardiamo anche questo: se vediamo un attraversamento sospetto o una distanza non rispettata ve lo diciamo. La correzione spetta poi a un fumista o a un’impresa abilitata.

    E l’assicurazione?

    Molte polizze incendio chiedono di dimostrare che l’impianto era mantenuto. Conservate il rapporto di pulizia che vi lasciamo a fine lavoro: la sola ricevuta potrebbe non bastare. Controllate cosa prevede la vostra polizza.

    Come evitarlo

    • Bruciate solo legna secca, con meno del 20% di acqua sul peso totale, o entro il limite indicato dal fabbricante.
    • Non tenete il fuoco basso con l’aria chiusa per farlo durare: favorisce i depositi di catrame nella canna.
    • Fate pulire la canna fumaria con regolarità: il nostro consiglio è ogni 30 quintali circa di legna bruciata e comunque almeno ogni due anni, salvo indicazioni più restrittive del fabbricante.

    Pulire ogni 30 quintali non è una garanzia. Il numero di quintali serve a programmare la manutenzione, ma non è una soglia di sicurezza: non vuol dire che a 29 quintali la canna non possa prendere fuoco e a 30 sì. I depositi si formano fin dalla prima accensione, e una fiammata alta può innescarli anche dopo pochi quintali.

    La pulizia regolare non rende impossibile l’incendio: lo rende meno probabile e, se succede, meno grave. In un incendio di fuliggine si raggiungono circa 1.000 °C, con picchi fino a 1.300 °C (fonte: AIEL, Guida camino). Con meno fuliggine e catrame nella canna c’è meno materiale che brucia: l’incendio dura meno e fa meno danni alla canna e alla casa.

    Per questo, tra una pulizia e l’altra, l’attenzione resta sempre: niente fiammate alte, legna secca e il caminetto o la stufa usati come indica il fabbricante.

    In caso di emergenza seguite le istruzioni dell’operatore del 112 o del 115.

    La prevenzione migliore è una canna pulita

    Per la pulizia o un controllo della vostra canna fumaria scriveteci o chiamateci. Se c’è stato un incendio, ditecelo subito: la sola pulizia potrebbe non bastare.

    Oppure, se non vi serve subito:

    Lasciateci nome, telefono e comune: in primavera vi chiamiamo noi per la pulizia di fine stagione.

  • Legna da ardere in Sardegna: quale scegliere, come riconoscerla e come bruciarla bene

    Legna da ardere in Sardegna: quale scegliere, come riconoscerla e come bruciarla bene

    Leccio, olivastro, lentisco, corbezzolo, querce, eucalipto e pino: su ogni legna girano convinzioni dure a morire, come «il pino sporca la canna», «l’eucalipto non scalda», «più la legna è pesante, meglio è». In questa guida mettiamo in fila quello che diciamo ogni giorno ai nostri clienti, basato sulla fisica della combustione e su dati tecnici verificabili, non sulle opinioni.

    In breve: l’umidità della legna conta più della specie. Legna secca (consigliamo meno del 20% di acqua sul peso totale, o il limite più restrittivo indicato dal fabbricante), aria sufficiente, carico adatto all’apparecchio e canna fumaria pulita con regolarità: questa è la base.

    In questa guida: l’umidità decide tutto · perché la legna umida sporca la canna · il mito del pino · come capire se è secca · i 7 gruppi di legne · leccio o eucalipto? · cosa non bruciare mai

    1. L’umidità decide tutto

    La legna appena tagliata può contenere circa il 40–55% di acqua sul peso totale, a seconda della specie e delle condizioni. Prima di bruciare, quell’acqua deve scaldarsi ed evaporare: l’energia che serve per farlo se ne va con i fumi e non scalda la casa.

    Quando parliamo di umidità della legna intendiamo l’acqua sul peso totale del ciocco (in sigla M). Molti igrometri però misurano l’acqua rispetto al legno secco (in sigla u): sono due scale diverse, e più avanti spieghiamo come non confonderle.

    Acqua sul peso totale (M)Energia del combustibile (PCI, per kg)Energia in 1 quintaleCome leggerla
    15%4,3 kWhcirca 430 kWhBen stagionata
    20%4,0 kWhcirca 400 kWhValore di riferimento
    30%3,4 kWhcirca 340 kWhAncora umida
    40%2,8 kWhcirca 280 kWhMolto umida
    50%2,2 kWhcirca 220 kWhMetà del peso è acqua
    Stime arrotondate del potere calorifico inferiore (PCI), calcolate con la formula usata nei materiali tecnici AIEL; ipotesi media per il legno, non una misura delle singole specie.

    Attenzione: questa è l’energia contenuta nel combustibile, non il calore che arriva davvero in casa. Quello dipende dal rendimento dell’apparecchio e da come lo si usa. Per esempio, 400 kWh di legna in una stufa che rende l’80% danno circa 320 kWh utili (l’80% è solo un esempio).

    Tradotto: la legna molto fresca può essere per circa metà acqua, e chi la compra a quintale paga anche quell’acqua. Un quintale di legna appena tagliata contiene circa la metà dell’energia di un quintale ben secco.

    C’è un’altra cosa che sorprende molti: a parità di peso e di umidità, l’energia per kg delle diverse specie è simile, ma non identica (le conifere possono averne un po’ di più). Quello che cambia molto è la densità: un metro cubo di leccio pesa, e quindi contiene, molta più energia di un metro cubo di pino. Per questo, se comprate a peso conta soprattutto l’umidità; se comprate a volume conta anche la specie.

    E se comprate a volume, chiedete sempre di che misura si parla: il metro cubo di legno pieno, il metro stero accatastato (legna impilata, con i vuoti tra i pezzi) e il metro stero alla rinfusa (legna buttata alla rinfusa, con ancora più vuoti) sono quantità molto diverse, e non esiste una conversione unica: dipende da pezzatura e disposizione.

    Il nostro riferimento per uso domestico è legna con meno del 20% di acqua sul peso totale (M<20%), o il limite più restrittivo indicato dal fabbricante dell’apparecchio. La norma tecnica sulla legna da ardere è la UNI EN ISO 17225-5:2026, in vigore dal 4 giugno 2026.

    2. Perché la legna umida sporca la canna fumaria

    La legna umida mette in difficoltà l’impianto per tre motivi, uno dopo l’altro:

    1. La fiamma si raffredda. Parte del calore se ne va per far evaporare l’acqua.
    2. La combustione può restare incompleta. Se la temperatura è troppo bassa, una parte dei catrami e degli altri gas non brucia e sale lungo la canna.
    3. I fumi condensano. Quando toccano le pareti fredde della canna, catrami e vapore possono depositarsi e formare il creosoto.

    Non c’è una soglia netta, tipo «sotto il 20% è pulito, sopra fa catrame»: contano insieme l’umidità della legna, l’aria, il carico, il tiraggio, la temperatura di funzionamento e quanto si raffreddano i fumi nel condotto. La specie, da sola, non spiega i depositi.

    Questi depositi sono combustibili e possono alimentare un incendio della canna fumaria; le condense acide, inoltre, possono favorire la corrosione dei condotti. Quando durante la pulizia troviamo depositi lucidi, duri e catramosi, valutiamo insieme legna, modo di usare l’apparecchio e impianto: di solito c’entrano legna umida o fuoco tenuto con l’aria chiusa, ma non è sempre e solo quello.

    Sono soprattutto questi depositi a causare la puzza di fuliggine d’estate.

    3. Il mito del pino

    «Il pino sporca la canna per colpa della resina.» È una convinzione molto diffusa, ma le cose stanno diversamente:

    • La resina contribuisce all’energia del legno: a parità di peso e di umidità, il pino ne contiene quanto le altre legne, o anche un po’ di più.
    • Il problema nasce quando la legna è umida, manca l’aria o il carico non è adatto: allora la combustione resta incompleta e si formano depositi, con il pino come con le altre legne.
    • Il pino è leggero: a parità di volume contiene meno energia e la brace dura meno. È adatto ad accendere e a scaldare in fretta, meno per un fuoco lungo. Non caricatene di più per compensare: seguite il manuale dell’apparecchio.
    Un quintale di…Energia del combustibile (stima)
    Pino secco (M 15–20%)circa 400–430 kWh
    Leccio molto umido (M 40–50%)circa 220–280 kWh
    Leccio secco (M 15–20%)circa 400–430 kWh
    Stima con la stessa formula media della tabella sopra: non è una misura delle singole specie e non dice nulla su emissioni o durata della brace. M = acqua sul peso totale.

    Conclusione: il leccio è un legno denso, apprezzato per la brace lunga. Ma a parità di peso un pino secco può dare più energia di un leccio molto umido. Il pino secco si può usare se il fabbricante dell’apparecchio lo ammette, con pezzatura, carico e aria adatti: «secco» non vuol dire che non sporchi mai o che sia privo di rischi. Il primo nemico resta l’umidità, non la resina.

    4. Come capire se la legna è secca

    Lo strumento più pratico è un igrometro per legna: costa poco e vi evita di comprare acqua. Dà una stima, non una certificazione, e va usato bene.

    Prima di tutto, controllate cosa misura il vostro igrometro. Leggete il manuale: alcuni strumenti indicano l’acqua sul peso totale (M), molti altri l’acqua rispetto al legno secco (u). Le due scale non coincidono:

    Lettura su legno secco (u)Acqua sul peso totale (M)In pratica
    20%circa 16,7%u 20% non è M 20%
    25%20%M 20% corrisponde a u 25%
    33%25%M 25% corrisponde a u 33% circa
    Conversioni: M = 100 × u / (100 + u); u = 100 × M / (100 − M).

    Poi misurate così:

    1. Scegliete almeno 3 ciocchi da punti diversi della catasta, compresi i pezzi grossi e quelli meno esposti all’aria: l’esterno asciuga prima.
    2. Spaccate ogni ciocco e misurate subito sulla faccia interna appena aperta, non sulla testata o sulla corteccia.
    3. Fate 3 misure per ciocco, in punti diversi della faccia: 9 letture in tutto. Impostate specie, temperatura e uso degli elettrodi come dice il manuale dello strumento.
    4. Guardate la media ma anche le letture alte: se un pezzo dà valori alti, quel pezzo è umido anche se la media è buona. Mettetelo da parte a stagionare.
    5. Il nostro riferimento: meno del 20% di acqua sul peso totale (M<20%, cioè meno di u 25%), o il limite più restrittivo del fabbricante. Se la lettura è più alta, lasciate stagionare ancora la legna, al coperto e all’aria.

    Senza strumento ci sono alcuni indizi, utili ma da soli non bastano:

    • crepe a raggiera sulle testate dei ciocchi;
    • corteccia che si stacca facilmente;
    • battendo due pezzi tra loro il suono è secco e chiaro (la legna umida suona sorda);
    • pesa molto meno di un pezzo fresco della stessa specie e pezzatura;
    • la faccia appena spaccata non è fredda né umida al tatto.
    LegnaStagionatura, ordine di grandezza
    Molte latifoglie (leccio, querce, olivastro, lentisco, corbezzolo, eucalipto)1–2 anni
    Molte conifere (pino)circa 9–12 mesi
    Legna spaccata, sollevata da terra, riparata dalla pioggia e ben ventilata. Sono solo indicazioni: ciocchi grossi, clima umido o poca ventilazione allungano i tempi, e i mesi di stagionatura non garantiscono da soli l’umidità. L’unico modo per saperlo è misurarla.

    5. I 7 gruppi di legne trattati in questa guida

    Abbiamo scelto i 7 gruppi di legne con cui abbiamo più a che fare nel nostro lavoro: è una selezione pratica, non un censimento del mercato sardo. Per ognuno trovate il nome in sardo (con le varianti locali più diffuse), come riconoscere l’albero, la legna spaccata e la catasta. Colore, spacco, peso e crepe sono indizi, non prove: per la specie contano più caratteri insieme e una provenienza affidabile; per l’umidità serve l’igrometro.

    Le foto vengono da Wikimedia Commons e servono a illustrare: non sempre mostrano ciocchi spaccati, e non documentano legna cresciuta o venduta in Sardegna. Il cisto e altre specie restano fuori da questa guida.

    Leccio (Quercus ilex)

    In sardo: èlighe (logudorese), ìlixi o ìbixi (campidanese) · Densità: alta

    Come brucia. Le leccete sono tra i boschi più diffusi dell’isola. È un legno denso, adatto a una brace lunga e stabile; la resa effettiva dipende comunque da umidità, pezzatura e apparecchio.

    • L’albero: sempreverde, chioma fitta verde scuro; foglie dure, scure sopra e grigiastre sotto; corteccia grigio scura divisa in piccole placche quadrate.
    • La legna spaccata: pesante; legno più chiaro all’esterno e bruno, di tonalità variabile, al centro; nodi e fibra irregolare possono rendere lo spacco difficile e non sempre netto.
    • Nella catasta: pezzi pesanti, spesso contorti, con corteccia scura a scaglie piccole.

    Il nostro consiglio: stagiona a lungo, in genere 1–2 anni, ma i mesi da soli non garantiscono che sia secco. I ciocchi grossi restano umidi dentro anche quando sembrano secchi fuori: misurate sempre al centro.

    Olivastro e olivo (Olea europaea)

    In sardo: ozzastru o ozastru (logudorese), ollastu (campidanese) · Densità: alta

    Come brucia. Legno denso, con una brace che dura se è asciutto e usato correttamente. Spesso viene da potature o da espianti; a parità di condizioni i pezzi piccoli asciugano prima di quelli grossi.

    • L’albero: tronco contorto e nodoso, spesso cavo negli alberi vecchi; corteccia grigia; foglie strette verde-argento. L’olivastro è più cespuglioso, con foglie più piccole.
    • La legna spaccata: legno giallo-crema con venature scure marmorizzate al centro; fibra irregolare, tanti nodi, profumo caratteristico.
    • Nella catasta: pezzi storti e irregolari, di grandezza molto diversa. Dal solo aspetto dei ciocchi non si distingue con certezza l’olivo dall’olivastro.

    Il nostro consiglio: può essere venduto in miscela con altre legne, come il lentisco: va bene, purché la miscela sia dichiarata e la legna sia secca.

    Altre querce: roverella e sughera (Quercus pubescens, Quercus suber)

    In sardo: chercu (logudorese) o arròli (campidanese) la roverella; suerzu o suelzu la sughera · Densità: alta

    Come brucia. Legni densi, adatti a fare brace. Anche il leccio è una quercia: qui lo trattiamo a parte per comodità. Nella sughera bisogna distinguere il legno dallo spesso strato di sughero, che si comporta in modo diverso.

    • L’albero: la roverella ha foglie lobate che cadono in inverno, anche se alcune possono restare secche sui rami, e ha corteccia grigio scura con solchi profondi. La sughera è sempreverde, con corteccia spessa e spugnosa; dopo la decortica il tronco è rosso-arancio.
    • La legna spaccata: colori dal chiaro al bruno, con raggi visibili su tagli adatti; mentre asciuga possono comparire crepe e deformazioni, che però non dicono né la specie né l’umidità.
    • Nella catasta: corteccia solcata (roverella) oppure leggera ed elastica, che si incide con l’unghia (sughera).

    Il nostro consiglio: il sughero naturale attaccato al legno non è la stessa cosa dei prodotti in sughero trattati o incollati (pannelli, agglomerati, tappi), che non vanno bruciati. Su quanta corteccia caricare e quali combustibili usare, seguite le istruzioni del fabbricante dell’apparecchio.

    Corbezzolo (Arbutus unedo)

    In sardo: lìdone, lioni, alidoni, obiòni (cambia da zona a zona) · Densità: medio-alta

    Come brucia. Legno duro, buona fiamma e buona brace quando è asciutto. Può comparire nella legna mista di macchia.

    • L’albero: piccolo albero o grosso cespuglio sempreverde, foglie lucide e seghettate; in autunno e inverno frutti rossi tondi e rugosi; corteccia rossastra e sottile che si sfoglia.
    • La legna spaccata: legno compatto, con tonalità rosate o brune variabili; il colore da solo non basta a riconoscerlo.
    • Nella catasta: pezzi medio-piccoli, corteccia sottile bruno-rossastra che si stacca a scaglie.

    Il nostro consiglio: a parità di condizioni i pezzi piccoli asciugano prima, ma l’umidità non si deduce dal diametro: misurate comunque l’interno con l’igrometro.

    Lentisco (Pistacia lentiscus)

    In sardo: chessa (logudorese), modditzi, moddizzi, stincu o lestincu (campidanese) · Densità: alta

    Come brucia. Legno duro e compatto, di solito in pezzi piccoli per com’è fatta la pianta; fiamma viva e odore aromatico. Può essere venduto in miscela con altre legne, come l’olivastro.

    • L’albero: cespuglio della macchia, sempreverde e molto ramificato; foglie composte paripennate, in genere con 3–5 paia di foglioline, che strofinate profumano di resina; frutti prima rossi, poi neri; fusti con corteccia grigia.
    • La legna spaccata: tonalità rossastre o brune con la parte esterna più chiara, variabili; legno compatto e duro. Le foto qui sopra mostrano la pianta, non la legna.
    • Nella catasta: pezzi piccoli e spesso storti, che possono trovarsi mescolati a olivastro e corbezzolo; dall’aspetto di una catasta mista non si stimano le percentuali delle specie.

    Il nostro consiglio: ottimo per ravvivare il fuoco, ma come tutte le legne va bruciato secco.

    Eucalipto (Eucalyptus camaldulensis, Eucalyptus globulus)

    In sardo: eucalittu, ocarittu · Introdotto in Sardegna nell’Ottocento e diffuso soprattutto nel Novecento, anche con le bonifiche · Densità: medio-alta o alta, variabile secondo specie e provenienza

    Come brucia. Può essere una buona legna se è ben secca. Densità e comportamento cambiano molto tra specie e provenienze, quindi non va considerato per forza leggero o più rapido del leccio. La fibra intrecciata può renderlo difficile da spaccare.

    • L’albero: alto e slanciato; corteccia che spesso si stacca a strisce lasciando chiazze chiare; foglie adulte allungate, pendenti e profumate. L’aspetto cambia con la specie e l’età.
    • La legna spaccata: nell’E. camaldulensis il legno interno può essere rossastro, ma non vale per tutti gli eucalipti: l’E. globulus può essere più chiaro. Le fibre intrecciate, che allo spacco si sfilacciano, e le crepe non sono caratteristiche esclusive.
    • Nella catasta: strisce di corteccia, colore e fibra sono indizi da valutare insieme. Dal prezzo o dalle crepe non si capisce né la specie né se è secco.

    Il nostro consiglio: misurate l’umidità sulla faccia appena spaccata: anche i pezzi pieni di crepe possono essere umidi dentro. Quanto deve stagionare dipende da pezzatura, clima e da come è conservato.

    Pino (Pinus pinea, Pinus halepensis, Pinus pinaster)

    In sardo: pinu · Densità: in genere più bassa dei legni densi come il leccio

    Come brucia. Adatto ad accendere e a scaldare in fretta: fiamma rapida, brace che dura meno che con i legni densi. A parità di pezzatura e condizioni può asciugare prima. Usatelo solo se le istruzioni dell’apparecchio lo ammettono.

    • L’albero: il pino domestico ha la chioma a ombrello e la corteccia a grandi placche bruno-rossastre; il pino d’Aleppo ha la chioma più irregolare; il pino marittimo ha aghi robusti e corteccia profondamente fessurata. Forma e corteccia non bastano sempre a distinguere le specie.
    • La legna spaccata: leggera in mano; legno chiaro con il centro a volte più scuro o rossastro, anelli spesso evidenti, possibile resina; peso e quantità di resina variano.
    • Nella catasta: pezzi tendenzialmente più leggeri del leccio a pari umidità; corteccia a placche e tracce di resina sono indizi, non presenti allo stesso modo in ogni pino.

    Il nostro consiglio: mai bruciarlo umido, mai con l’aria chiusa per far durare il fuoco e senza caricarne troppo. «Secco» non vuol dire privo di rischi: rispettate combustibile, carico e manutenzione indicati dal fabbricante.

    6. Leccio o eucalipto? Come non farsi ingannare

    Sono due legne che a volte vengono confuse. Ecco qualche controllo orientativo, da fare guardando più caratteri insieme: l’aspetto varia e alcuni caratteri si sovrappongono, quindi nessuno di questi è una prova da solo.

    IndizioLeccioEucalipto
    CortecciaSpesso scura, a piccole placcheSpesso chiara o che si stacca a strisce; variabile
    Fibra e spaccoRaggi visibili su tagli adatti; lo spacco può essere difficilePuò avere fibra intrecciata e sfilacciarsi
    Colore internoDal chiaro al bruno, secondo zona e pezzoRossastro in molti E. camaldulensis, non in tutte le specie
    Peso e crepeDipendono da umidità e dimensioniDipendono da umidità e dimensioni

    L’igrometro stima l’umidità, non riconosce la specie. Per la specie servono i caratteri botanici e una provenienza affidabile; per sapere se la legna è pronta, misuratela come spiegato al punto 4.

    7. Cosa non bruciare mai

    • Legno verniciato, impregnato o trattato, compresi infissi e mobili vecchi.
    • Pallet, compensato, truciolato, pannelli e sughero agglomerato: possono contenere colle e trattamenti.
    • Plastica, cartoni, carta stampata e rifiuti di ogni tipo.

    Bruciandoli si liberano sostanze tossiche che respirate voi e i vostri vicini, e si sporca e corrode la canna fumaria. Bruciare rifiuti, oltretutto, è vietato.

    I nostri consigli in sei frasi

    • L’umidità conta più della specie: consigliamo meno del 20% di acqua sul peso totale, o il limite più restrittivo del fabbricante. Non c’è però una soglia magica: contano anche aria, carico e tiraggio.
    • La legna molto fresca può essere per circa metà acqua: se la comprate a quintale, pagate anche l’acqua.
    • Il pino secco si può usare se il fabbricante lo ammette, con carico e aria adatti: il problema nasce soprattutto bruciandolo umido o con l’aria chiusa.
    • Il fuoco tenuto basso con l’aria chiusa, per farlo durare di più, favorisce combustione incompleta e depositi nella canna fumaria.
    • Procuratevi un igrometro, controllate su che scala misura e usatelo su legna appena spaccata.
    • Anche con legna perfetta, la canna fumaria va controllata e pulita con regolarità: il nostro consiglio è ogni 30 quintali circa e comunque almeno ogni due anni, salvo indicazioni più restrittive del fabbricante.

    Legna buona e canna pulita

    Anche la legna migliore lascia depositi. Lasciateci nome, telefono e comune: in primavera vi chiamiamo noi per la pulizia di fine stagione.

    Fonti e crediti fotografici

    Fonti: G. Codemo, Progetto Fuoco 2020 (materiale AIEL: definizioni di umidità M e u, formula del potere calorifico); AIEL, Come riscaldarsi con il legno (unità di misura, stagionatura, combustione); V. Francescato, AIEL, formazione ILE 2023 (misura dell’umidità); US EPA, Burn Wise (formazione del creosoto); UNI, scheda UNI EN ISO 17225-5:2026; Agenzia Forestas, storia dell’eucalipto e delle bonifiche sarde; SardegnaForeste, schede eucalipto e lentisco; World Agroforestry, densità dell’E. camaldulensis. Valori arrotondati e indicativi: variano con provenienza, grandezza dei pezzi e conservazione. I nomi sardi sono varianti locali, non una nomenclatura unica per tutta l’isola.

    Le foto delle specie provengono da Wikimedia Commons: sotto ogni immagine trovate il collegamento alla pagina originale, l’autore e la licenza. Tutte le foto sono state ritagliate; le foto con licenza CC BY-SA e i loro adattamenti restano sotto la stessa licenza. Sono immagini illustrative: non documentano necessariamente legna cresciuta o venduta in Sardegna.

  • Cosa comprende una pulizia della canna fumaria fatta bene

    Cosa comprende una pulizia della canna fumaria fatta bene

    Pulire una canna fumaria non vuol dire solo passare una spazzola. Un lavoro fatto bene ha un prima, un durante e un dopo, ed è descritto da una norma tecnica precisa: la UNI 10847, che riguarda la pulizia delle canne fumarie di apparecchi a legna, pellet e combustibili liquidi come il gasolio. Ecco, in parole semplici, cosa dovreste aspettarvi.

    Prima: conoscere l’impianto

    Si guarda com’è fatto l’impianto e in che stato è: il tipo di apparecchio, il percorso della canna, il comignolo, i raccordi. Se c’è documentazione, la si consulta. Si valuta anche come lavorare in sicurezza, da dove accedere e quali difficoltà potrebbero esserci.

    Durante: il metodo giusto e la casa protetta

    Attrezzi e metodo si scelgono in base all’impianto: non tutte le canne si puliscono allo stesso modo, e non sempre si può lavorare indifferentemente dall’alto o dal basso. Anche la preparazione della stanza fa parte del lavoro: teli a terra, imbocco del camino chiuso, aspiratore acceso, così la fuliggine non si sparge in casa. Qui trovate gli attrezzi che usiamo.

    Dopo: controllare e rimettere a posto

    Finita la pulizia si controlla che il lavoro sia riuscito e che la canna sia libera. Le aperture usate si richiudono e le parti smontate, come i raccordi, si rimontano correttamente.

    Il rapporto scritto

    Alla fine il cliente riceve un rapporto con le operazioni svolte e il loro esito, comprese le eventuali anomalie trovate. È la prova che il lavoro è stato fatto, ed è utile da conservare insieme ai documenti dell’impianto.

    Cosa la pulizia non è

    Due precisazioni, per correttezza:

    • La pulizia della canna non è la manutenzione della stufa o della caldaia: quella spetta al manutentore dell’apparecchio.
    • Controllare che la pulizia sia riuscita non equivale a una verifica completa della sicurezza della canna fumaria. Se ci sono dubbi sullo stato interno, serve una videoispezione e, se necessario, altre verifiche come la prova di tenuta.

    Infine: la UNI 10847 è una norma tecnica, non una legge. Descrive come si lavora a regola d’arte. Se volete capire meglio la differenza, e ogni quanto va pulita la canna, leggete la nostra guida Norme sulla pulizia delle canne fumarie.

    Volete una pulizia fatta così?

    Chiamateci o compilate il modulo: interveniamo a Cagliari e in tutta la provincia.

  • Puzza di fuliggine in casa d’estate: da dove viene e come ridurla

    Puzza di fuliggine in casa d’estate: da dove viene e come ridurla

    Il camino è spento da mesi, eppure nelle giornate calde, o dopo un temporale, in casa si sente un odore acre di bruciato e di catrame. È uno dei problemi di cui ci parlano più spesso in estate. Di solito ha una causa precisa, e si può ridurre molto.

    Da dove viene l’odore

    Quando si brucia legna, sulle pareti della canna fumaria si depositano fuliggine e catrame (il creosoto). Sono soprattutto loro a dare odore. In inverno non ve ne accorgete, perché il fumo e l’aria calda salgono e portano tutto fuori.

    Perché si sente proprio d’estate

    In inverno la canna è più calda dell’aria esterna e l’aria al suo interno sale: è il tiraggio. D’estate succede il contrario: quando fuori fa più caldo che in casa, l’aria nella canna si raffredda, diventa più pesante e scende verso la stanza. Passando sui depositi di fuliggine, si porta dietro il loro odore.

    Ci sono poi altre cose che peggiorano la situazione:

    • Umidità e pioggia: i depositi umidi rilasciano più odore. Per questo la puzza si sente di più dopo un temporale o nelle giornate afose.
    • Cappa della cucina e ventole del bagno: aspirano aria dalla casa, e quell’aria deve rientrare da qualche parte. Spesso rientra proprio dalla canna fumaria.
    • Vento sul comignolo: in certe giornate spinge l’aria verso il basso.

    Come ridurla

    1. Pulire la canna a fine stagione

    È la soluzione che agisce sulla causa principale: con meno fuliggine e catrame nella canna, l’aria che scende porta con sé molto meno odore. Per questo consigliamo di pulire appena spento l’impianto, in primavera.

    2. Chiudere il passaggio d’aria

    Se il caminetto ha una serranda o una valvola, chiudetela per tutta l’estate, e ricordatevi di riaprirla prima di riaccendere il fuoco. Se ha lo sportello in vetro, tenetelo chiuso. Meno aria passa, meno odore arriva in casa.

    3. Far rientrare l’aria da una finestra

    Quando accendete la cappa della cucina, aprite un po’ una finestra: la casa prenderà l’aria da lì e non dalla canna fumaria.

    4. Fermare l’acqua

    Se la pioggia entra nella canna, i depositi restano bagnati e l’odore aumenta. Un comignolo protetto dalla pioggia aiuta: durante la pulizia controlliamo anche questo e vi diciamo se serve intervenire.

    Bicarbonato, carbone attivo o deodoranti nel focolare possono attenuare l’odore per qualche giorno, ma non lo eliminano: la fuliggine resta lì.

    Quando è il caso di preoccuparsi

    Se l’odore è molto forte, o se sui muri vicino alla canna compaiono macchie scure o umide, potrebbero esserci infiltrazioni o crepe nella canna. In questi casi conviene una videoispezione per vedere cosa succede all’interno.

    Pulite ora, d’estate sentirete molto meno odore

    Lasciateci nome, telefono e comune: in primavera vi chiamiamo noi per fissare la pulizia, prima che arrivi il caldo.

  • Quando pulire la canna fumaria? Il momento migliore è appena spento l’impianto

    Quando pulire la canna fumaria? Il momento migliore è appena spento l’impianto

    Quasi tutti si ricordano dello spazzacamino a ottobre, quando arriva il primo freddo e si pensa di riaccendere il camino. È comprensibile, ma è il momento meno comodo per tutti: per voi e per noi. Il periodo migliore è un altro: appena spento l’impianto, tra marzo e maggio.

    Quanto spesso? Il nostro consiglio è pulire la canna ogni 30 quintali circa di legna bruciata e comunque almeno ogni due anni; se il fabbricante o l’installatore danno indicazioni più restrittive, valgono quelle. Quando arriva il momento, la primavera è il periodo più comodo per farlo.

    Perché conviene farlo in primavera

    Tetti asciutti, lavoro più sicuro

    Buona parte della pulizia si fa dal tetto, sul comignolo. In primavera in genere piove meno che in autunno: le tegole e i terrazzi sono asciutti, si lavora in sicurezza e gli appuntamenti si rinviano di rado. In autunno, invece, basta una settimana di pioggia per far slittare tutto.

    Meno attese

    In autunno ci chiamano tutti nello stesso momento. In primavera di solito si trova posto in pochi giorni ed è più facile scegliere il giorno più comodo per voi.

    D’estate molto meno odore di fuliggine in casa

    La fuliggine rimasta nella canna, con il caldo, manda in casa il suo odore acre. Pulendo a fine stagione il problema si riduce molto. Abbiamo spiegato il perché in un articolo a parte: puzza di fuliggine in casa d’estate.

    Se c’è da riparare, avete tutta l’estate

    Durante la pulizia controlliamo anche comignolo e raccordi. Se troviamo un problema, ve lo diciamo subito: in primavera avete mesi per sistemarlo con calma, invece di scoprirlo a novembre con il freddo alle porte.

    E se usate l’impianto anche in primavera?

    Nessun problema: la pulizia si fa dopo l’ultima accensione della stagione. Se avete una cucina a legna o un impianto che usate tutto l’anno, ditecelo quando ci chiamate e troviamo insieme il momento giusto.

    In primavera vi chiamiamo noi

    Lasciateci nome, telefono e comune: in primavera vi telefoniamo per fissare la pulizia tra marzo e maggio. Nessun impegno.