Leccio, olivastro, lentisco, corbezzolo, querce, eucalipto e pino: su ogni legna girano convinzioni dure a morire, come «il pino sporca la canna», «l’eucalipto non scalda», «più la legna è pesante, meglio è». In questa guida mettiamo in fila quello che diciamo ogni giorno ai nostri clienti, basato sulla fisica della combustione e su dati tecnici verificabili, non sulle opinioni.
In breve: l’umidità della legna conta più della specie. Legna secca (consigliamo meno del 20% di acqua sul peso totale, o il limite più restrittivo indicato dal fabbricante), aria sufficiente, carico adatto all’apparecchio e canna fumaria pulita con regolarità: questa è la base.
In questa guida: l’umidità decide tutto · perché la legna umida sporca la canna · il mito del pino · come capire se è secca · i 7 gruppi di legne · leccio o eucalipto? · cosa non bruciare mai
1. L’umidità decide tutto
La legna appena tagliata può contenere circa il 40–55% di acqua sul peso totale, a seconda della specie e delle condizioni. Prima di bruciare, quell’acqua deve scaldarsi ed evaporare: l’energia che serve per farlo se ne va con i fumi e non scalda la casa.
Quando parliamo di umidità della legna intendiamo l’acqua sul peso totale del ciocco (in sigla M). Molti igrometri però misurano l’acqua rispetto al legno secco (in sigla u): sono due scale diverse, e più avanti spieghiamo come non confonderle.
| Acqua sul peso totale (M) | Energia del combustibile (PCI, per kg) | Energia in 1 quintale | Come leggerla |
|---|---|---|---|
| 15% | 4,3 kWh | circa 430 kWh | Ben stagionata |
| 20% | 4,0 kWh | circa 400 kWh | Valore di riferimento |
| 30% | 3,4 kWh | circa 340 kWh | Ancora umida |
| 40% | 2,8 kWh | circa 280 kWh | Molto umida |
| 50% | 2,2 kWh | circa 220 kWh | Metà del peso è acqua |
Attenzione: questa è l’energia contenuta nel combustibile, non il calore che arriva davvero in casa. Quello dipende dal rendimento dell’apparecchio e da come lo si usa. Per esempio, 400 kWh di legna in una stufa che rende l’80% danno circa 320 kWh utili (l’80% è solo un esempio).
Tradotto: la legna molto fresca può essere per circa metà acqua, e chi la compra a quintale paga anche quell’acqua. Un quintale di legna appena tagliata contiene circa la metà dell’energia di un quintale ben secco.
C’è un’altra cosa che sorprende molti: a parità di peso e di umidità, l’energia per kg delle diverse specie è simile, ma non identica (le conifere possono averne un po’ di più). Quello che cambia molto è la densità: un metro cubo di leccio pesa, e quindi contiene, molta più energia di un metro cubo di pino. Per questo, se comprate a peso conta soprattutto l’umidità; se comprate a volume conta anche la specie.
E se comprate a volume, chiedete sempre di che misura si parla: il metro cubo di legno pieno, il metro stero accatastato (legna impilata, con i vuoti tra i pezzi) e il metro stero alla rinfusa (legna buttata alla rinfusa, con ancora più vuoti) sono quantità molto diverse, e non esiste una conversione unica: dipende da pezzatura e disposizione.
Il nostro riferimento per uso domestico è legna con meno del 20% di acqua sul peso totale (M<20%), o il limite più restrittivo indicato dal fabbricante dell’apparecchio. La norma tecnica sulla legna da ardere è la UNI EN ISO 17225-5:2026, in vigore dal 4 giugno 2026.
2. Perché la legna umida sporca la canna fumaria
La legna umida mette in difficoltà l’impianto per tre motivi, uno dopo l’altro:
- La fiamma si raffredda. Parte del calore se ne va per far evaporare l’acqua.
- La combustione può restare incompleta. Se la temperatura è troppo bassa, una parte dei catrami e degli altri gas non brucia e sale lungo la canna.
- I fumi condensano. Quando toccano le pareti fredde della canna, catrami e vapore possono depositarsi e formare il creosoto.
Non c’è una soglia netta, tipo «sotto il 20% è pulito, sopra fa catrame»: contano insieme l’umidità della legna, l’aria, il carico, il tiraggio, la temperatura di funzionamento e quanto si raffreddano i fumi nel condotto. La specie, da sola, non spiega i depositi.
Questi depositi sono combustibili e possono alimentare un incendio della canna fumaria; le condense acide, inoltre, possono favorire la corrosione dei condotti. Quando durante la pulizia troviamo depositi lucidi, duri e catramosi, valutiamo insieme legna, modo di usare l’apparecchio e impianto: di solito c’entrano legna umida o fuoco tenuto con l’aria chiusa, ma non è sempre e solo quello.
Sono soprattutto questi depositi a causare la puzza di fuliggine d’estate.
3. Il mito del pino
«Il pino sporca la canna per colpa della resina.» È una convinzione molto diffusa, ma le cose stanno diversamente:
- La resina contribuisce all’energia del legno: a parità di peso e di umidità, il pino ne contiene quanto le altre legne, o anche un po’ di più.
- Il problema nasce quando la legna è umida, manca l’aria o il carico non è adatto: allora la combustione resta incompleta e si formano depositi, con il pino come con le altre legne.
- Il pino è leggero: a parità di volume contiene meno energia e la brace dura meno. È adatto ad accendere e a scaldare in fretta, meno per un fuoco lungo. Non caricatene di più per compensare: seguite il manuale dell’apparecchio.
| Un quintale di… | Energia del combustibile (stima) |
|---|---|
| Pino secco (M 15–20%) | circa 400–430 kWh |
| Leccio molto umido (M 40–50%) | circa 220–280 kWh |
| Leccio secco (M 15–20%) | circa 400–430 kWh |
Conclusione: il leccio è un legno denso, apprezzato per la brace lunga. Ma a parità di peso un pino secco può dare più energia di un leccio molto umido. Il pino secco si può usare se il fabbricante dell’apparecchio lo ammette, con pezzatura, carico e aria adatti: «secco» non vuol dire che non sporchi mai o che sia privo di rischi. Il primo nemico resta l’umidità, non la resina.
4. Come capire se la legna è secca
Lo strumento più pratico è un igrometro per legna: costa poco e vi evita di comprare acqua. Dà una stima, non una certificazione, e va usato bene.
Prima di tutto, controllate cosa misura il vostro igrometro. Leggete il manuale: alcuni strumenti indicano l’acqua sul peso totale (M), molti altri l’acqua rispetto al legno secco (u). Le due scale non coincidono:
| Lettura su legno secco (u) | Acqua sul peso totale (M) | In pratica |
|---|---|---|
| 20% | circa 16,7% | u 20% non è M 20% |
| 25% | 20% | M 20% corrisponde a u 25% |
| 33% | 25% | M 25% corrisponde a u 33% circa |
Poi misurate così:
- Scegliete almeno 3 ciocchi da punti diversi della catasta, compresi i pezzi grossi e quelli meno esposti all’aria: l’esterno asciuga prima.
- Spaccate ogni ciocco e misurate subito sulla faccia interna appena aperta, non sulla testata o sulla corteccia.
- Fate 3 misure per ciocco, in punti diversi della faccia: 9 letture in tutto. Impostate specie, temperatura e uso degli elettrodi come dice il manuale dello strumento.
- Guardate la media ma anche le letture alte: se un pezzo dà valori alti, quel pezzo è umido anche se la media è buona. Mettetelo da parte a stagionare.
- Il nostro riferimento: meno del 20% di acqua sul peso totale (M<20%, cioè meno di u 25%), o il limite più restrittivo del fabbricante. Se la lettura è più alta, lasciate stagionare ancora la legna, al coperto e all’aria.
Senza strumento ci sono alcuni indizi, utili ma da soli non bastano:
- crepe a raggiera sulle testate dei ciocchi;
- corteccia che si stacca facilmente;
- battendo due pezzi tra loro il suono è secco e chiaro (la legna umida suona sorda);
- pesa molto meno di un pezzo fresco della stessa specie e pezzatura;
- la faccia appena spaccata non è fredda né umida al tatto.
| Legna | Stagionatura, ordine di grandezza |
|---|---|
| Molte latifoglie (leccio, querce, olivastro, lentisco, corbezzolo, eucalipto) | 1–2 anni |
| Molte conifere (pino) | circa 9–12 mesi |
5. I 7 gruppi di legne trattati in questa guida
Abbiamo scelto i 7 gruppi di legne con cui abbiamo più a che fare nel nostro lavoro: è una selezione pratica, non un censimento del mercato sardo. Per ognuno trovate il nome in sardo (con le varianti locali più diffuse), come riconoscere l’albero, la legna spaccata e la catasta. Colore, spacco, peso e crepe sono indizi, non prove: per la specie contano più caratteri insieme e una provenienza affidabile; per l’umidità serve l’igrometro.
Le foto vengono da Wikimedia Commons e servono a illustrare: non sempre mostrano ciocchi spaccati, e non documentano legna cresciuta o venduta in Sardegna. Il cisto e altre specie restano fuori da questa guida.
Leccio (Quercus ilex)
In sardo: èlighe (logudorese), ìlixi o ìbixi (campidanese) · Densità: alta



Come brucia. Le leccete sono tra i boschi più diffusi dell’isola. È un legno denso, adatto a una brace lunga e stabile; la resa effettiva dipende comunque da umidità, pezzatura e apparecchio.
- L’albero: sempreverde, chioma fitta verde scuro; foglie dure, scure sopra e grigiastre sotto; corteccia grigio scura divisa in piccole placche quadrate.
- La legna spaccata: pesante; legno più chiaro all’esterno e bruno, di tonalità variabile, al centro; nodi e fibra irregolare possono rendere lo spacco difficile e non sempre netto.
- Nella catasta: pezzi pesanti, spesso contorti, con corteccia scura a scaglie piccole.
Il nostro consiglio: stagiona a lungo, in genere 1–2 anni, ma i mesi da soli non garantiscono che sia secco. I ciocchi grossi restano umidi dentro anche quando sembrano secchi fuori: misurate sempre al centro.
Olivastro e olivo (Olea europaea)
In sardo: ozzastru o ozastru (logudorese), ollastu (campidanese) · Densità: alta



Come brucia. Legno denso, con una brace che dura se è asciutto e usato correttamente. Spesso viene da potature o da espianti; a parità di condizioni i pezzi piccoli asciugano prima di quelli grossi.
- L’albero: tronco contorto e nodoso, spesso cavo negli alberi vecchi; corteccia grigia; foglie strette verde-argento. L’olivastro è più cespuglioso, con foglie più piccole.
- La legna spaccata: legno giallo-crema con venature scure marmorizzate al centro; fibra irregolare, tanti nodi, profumo caratteristico.
- Nella catasta: pezzi storti e irregolari, di grandezza molto diversa. Dal solo aspetto dei ciocchi non si distingue con certezza l’olivo dall’olivastro.
Il nostro consiglio: può essere venduto in miscela con altre legne, come il lentisco: va bene, purché la miscela sia dichiarata e la legna sia secca.
Altre querce: roverella e sughera (Quercus pubescens, Quercus suber)
In sardo: chercu (logudorese) o arròli (campidanese) la roverella; suerzu o suelzu la sughera · Densità: alta



Come brucia. Legni densi, adatti a fare brace. Anche il leccio è una quercia: qui lo trattiamo a parte per comodità. Nella sughera bisogna distinguere il legno dallo spesso strato di sughero, che si comporta in modo diverso.
- L’albero: la roverella ha foglie lobate che cadono in inverno, anche se alcune possono restare secche sui rami, e ha corteccia grigio scura con solchi profondi. La sughera è sempreverde, con corteccia spessa e spugnosa; dopo la decortica il tronco è rosso-arancio.
- La legna spaccata: colori dal chiaro al bruno, con raggi visibili su tagli adatti; mentre asciuga possono comparire crepe e deformazioni, che però non dicono né la specie né l’umidità.
- Nella catasta: corteccia solcata (roverella) oppure leggera ed elastica, che si incide con l’unghia (sughera).
Il nostro consiglio: il sughero naturale attaccato al legno non è la stessa cosa dei prodotti in sughero trattati o incollati (pannelli, agglomerati, tappi), che non vanno bruciati. Su quanta corteccia caricare e quali combustibili usare, seguite le istruzioni del fabbricante dell’apparecchio.
Corbezzolo (Arbutus unedo)
In sardo: lìdone, lioni, alidoni, obiòni (cambia da zona a zona) · Densità: medio-alta



Come brucia. Legno duro, buona fiamma e buona brace quando è asciutto. Può comparire nella legna mista di macchia.
- L’albero: piccolo albero o grosso cespuglio sempreverde, foglie lucide e seghettate; in autunno e inverno frutti rossi tondi e rugosi; corteccia rossastra e sottile che si sfoglia.
- La legna spaccata: legno compatto, con tonalità rosate o brune variabili; il colore da solo non basta a riconoscerlo.
- Nella catasta: pezzi medio-piccoli, corteccia sottile bruno-rossastra che si stacca a scaglie.
Il nostro consiglio: a parità di condizioni i pezzi piccoli asciugano prima, ma l’umidità non si deduce dal diametro: misurate comunque l’interno con l’igrometro.
Lentisco (Pistacia lentiscus)
In sardo: chessa (logudorese), modditzi, moddizzi, stincu o lestincu (campidanese) · Densità: alta



Come brucia. Legno duro e compatto, di solito in pezzi piccoli per com’è fatta la pianta; fiamma viva e odore aromatico. Può essere venduto in miscela con altre legne, come l’olivastro.
- L’albero: cespuglio della macchia, sempreverde e molto ramificato; foglie composte paripennate, in genere con 3–5 paia di foglioline, che strofinate profumano di resina; frutti prima rossi, poi neri; fusti con corteccia grigia.
- La legna spaccata: tonalità rossastre o brune con la parte esterna più chiara, variabili; legno compatto e duro. Le foto qui sopra mostrano la pianta, non la legna.
- Nella catasta: pezzi piccoli e spesso storti, che possono trovarsi mescolati a olivastro e corbezzolo; dall’aspetto di una catasta mista non si stimano le percentuali delle specie.
Il nostro consiglio: ottimo per ravvivare il fuoco, ma come tutte le legne va bruciato secco.
Eucalipto (Eucalyptus camaldulensis, Eucalyptus globulus)
In sardo: eucalittu, ocarittu · Introdotto in Sardegna nell’Ottocento e diffuso soprattutto nel Novecento, anche con le bonifiche · Densità: medio-alta o alta, variabile secondo specie e provenienza



Come brucia. Può essere una buona legna se è ben secca. Densità e comportamento cambiano molto tra specie e provenienze, quindi non va considerato per forza leggero o più rapido del leccio. La fibra intrecciata può renderlo difficile da spaccare.
- L’albero: alto e slanciato; corteccia che spesso si stacca a strisce lasciando chiazze chiare; foglie adulte allungate, pendenti e profumate. L’aspetto cambia con la specie e l’età.
- La legna spaccata: nell’E. camaldulensis il legno interno può essere rossastro, ma non vale per tutti gli eucalipti: l’E. globulus può essere più chiaro. Le fibre intrecciate, che allo spacco si sfilacciano, e le crepe non sono caratteristiche esclusive.
- Nella catasta: strisce di corteccia, colore e fibra sono indizi da valutare insieme. Dal prezzo o dalle crepe non si capisce né la specie né se è secco.
Il nostro consiglio: misurate l’umidità sulla faccia appena spaccata: anche i pezzi pieni di crepe possono essere umidi dentro. Quanto deve stagionare dipende da pezzatura, clima e da come è conservato.
Pino (Pinus pinea, Pinus halepensis, Pinus pinaster)
In sardo: pinu · Densità: in genere più bassa dei legni densi come il leccio



Come brucia. Adatto ad accendere e a scaldare in fretta: fiamma rapida, brace che dura meno che con i legni densi. A parità di pezzatura e condizioni può asciugare prima. Usatelo solo se le istruzioni dell’apparecchio lo ammettono.
- L’albero: il pino domestico ha la chioma a ombrello e la corteccia a grandi placche bruno-rossastre; il pino d’Aleppo ha la chioma più irregolare; il pino marittimo ha aghi robusti e corteccia profondamente fessurata. Forma e corteccia non bastano sempre a distinguere le specie.
- La legna spaccata: leggera in mano; legno chiaro con il centro a volte più scuro o rossastro, anelli spesso evidenti, possibile resina; peso e quantità di resina variano.
- Nella catasta: pezzi tendenzialmente più leggeri del leccio a pari umidità; corteccia a placche e tracce di resina sono indizi, non presenti allo stesso modo in ogni pino.
Il nostro consiglio: mai bruciarlo umido, mai con l’aria chiusa per far durare il fuoco e senza caricarne troppo. «Secco» non vuol dire privo di rischi: rispettate combustibile, carico e manutenzione indicati dal fabbricante.
6. Leccio o eucalipto? Come non farsi ingannare
Sono due legne che a volte vengono confuse. Ecco qualche controllo orientativo, da fare guardando più caratteri insieme: l’aspetto varia e alcuni caratteri si sovrappongono, quindi nessuno di questi è una prova da solo.
| Indizio | Leccio | Eucalipto |
|---|---|---|
| Corteccia | Spesso scura, a piccole placche | Spesso chiara o che si stacca a strisce; variabile |
| Fibra e spacco | Raggi visibili su tagli adatti; lo spacco può essere difficile | Può avere fibra intrecciata e sfilacciarsi |
| Colore interno | Dal chiaro al bruno, secondo zona e pezzo | Rossastro in molti E. camaldulensis, non in tutte le specie |
| Peso e crepe | Dipendono da umidità e dimensioni | Dipendono da umidità e dimensioni |
L’igrometro stima l’umidità, non riconosce la specie. Per la specie servono i caratteri botanici e una provenienza affidabile; per sapere se la legna è pronta, misuratela come spiegato al punto 4.
7. Cosa non bruciare mai
- Legno verniciato, impregnato o trattato, compresi infissi e mobili vecchi.
- Pallet, compensato, truciolato, pannelli e sughero agglomerato: possono contenere colle e trattamenti.
- Plastica, cartoni, carta stampata e rifiuti di ogni tipo.
Bruciandoli si liberano sostanze tossiche che respirate voi e i vostri vicini, e si sporca e corrode la canna fumaria. Bruciare rifiuti, oltretutto, è vietato.
I nostri consigli in sei frasi
- L’umidità conta più della specie: consigliamo meno del 20% di acqua sul peso totale, o il limite più restrittivo del fabbricante. Non c’è però una soglia magica: contano anche aria, carico e tiraggio.
- La legna molto fresca può essere per circa metà acqua: se la comprate a quintale, pagate anche l’acqua.
- Il pino secco si può usare se il fabbricante lo ammette, con carico e aria adatti: il problema nasce soprattutto bruciandolo umido o con l’aria chiusa.
- Il fuoco tenuto basso con l’aria chiusa, per farlo durare di più, favorisce combustione incompleta e depositi nella canna fumaria.
- Procuratevi un igrometro, controllate su che scala misura e usatelo su legna appena spaccata.
- Anche con legna perfetta, la canna fumaria va controllata e pulita con regolarità: il nostro consiglio è ogni 30 quintali circa e comunque almeno ogni due anni, salvo indicazioni più restrittive del fabbricante.
Legna buona e canna pulita
Anche la legna migliore lascia depositi. Lasciateci nome, telefono e comune: in primavera vi chiamiamo noi per la pulizia di fine stagione.
Fonti e crediti fotografici
Fonti: G. Codemo, Progetto Fuoco 2020 (materiale AIEL: definizioni di umidità M e u, formula del potere calorifico); AIEL, Come riscaldarsi con il legno (unità di misura, stagionatura, combustione); V. Francescato, AIEL, formazione ILE 2023 (misura dell’umidità); US EPA, Burn Wise (formazione del creosoto); UNI, scheda UNI EN ISO 17225-5:2026; Agenzia Forestas, storia dell’eucalipto e delle bonifiche sarde; SardegnaForeste, schede eucalipto e lentisco; World Agroforestry, densità dell’E. camaldulensis. Valori arrotondati e indicativi: variano con provenienza, grandezza dei pezzi e conservazione. I nomi sardi sono varianti locali, non una nomenclatura unica per tutta l’isola.
Le foto delle specie provengono da Wikimedia Commons: sotto ogni immagine trovate il collegamento alla pagina originale, l’autore e la licenza. Tutte le foto sono state ritagliate; le foto con licenza CC BY-SA e i loro adattamenti restano sotto la stessa licenza. Sono immagini illustrative: non documentano necessariamente legna cresciuta o venduta in Sardegna.
